Il versante occidentale del Monte Baldo è estremamente povero di acque superficiali e di sorgenti rilevanti a causa della disposizione degli strati rocciosi in strati paralleli alla linea di versante e dei fenomeni carsici di infiltrazione e scorrimento sotterraneo dell’acqua, dovuti alla natura calcarea delle rocce. E’, comunque, nella fascia compresa tra i 200 e i 600 metri di quota che si trovano numerose sorgenti di portata limitata e intermittente.

In passato queste piccole sorgenti hanno rappresentato una risorsa idrica indispensabile per gli insediamenti temporanei estivi e per gli abitanti delle contrade più isolate. Attorno a tali preziose risorgive venivano realizzate fontane di diverse dimensioni, con piccoli bacini di raccolta, per consentire un certo accumulo di acqua anche per i periodi di secca.

Fontana Coperta

Fontana Coperta è un esempio tra i più belli, costituita da un cunicolo chiuso con soffitto a volta, che consente lo scorrimento e la raccolta dell’acqua che si riversa in una vasca in pietra rossa attraverso una cannella. La fontana è impreziosita da un piccolo atrio che copre la vasca, anch'esso con soffitto a volta e da un tetto a capanna formato da grandi lastre in pietra.

Punto d’acqua Fintanela di Fasor

“Fintanela di Fasor” è una espressione del dialetto locale ”Fontanile”, per evidenziare “un punto d’acqua”, un tempo fondamentale per gli abitanti del piccolo borgo. Si presenta come una piccola fontanella all'interno di strati rocciosi di formazioni calcaree con manufatti rettangolari più o meno capienti, per la raccolta e l’accumulo dei rivoli d’acqua. 

La provenienza delle acque è frutto di piccole sorgenti alimentate in modo occasionale dalle precipitazioni atmosferiche che ne aumentano la portata nel corso dell’anno. Fino agli anni ’60 del secolo scorso e, in modo ancor più incisivo nei secoli precedenti, “Fintanela di Fasor” era parte integrante dei ritmi naturali e quotidiani di questo territorio: le donne vi attingevano l’acqua per uso domestico; in una apposita “vasca lavatoio” venivano immersi e lavati i panni; in un’altra vasca, infine, al mattino e verso sera, mandriani e contadini conducevano gli animali da soma e le loro piccole mandrie ad abbeverarsi. Durante il Medioevo i monaci, attenti custodi e amministratori di questa terra poco generosa, elencavano periodicamente i “punti d’acqua” che avevano valenza per la quantità d’acqua presente lungo l’arco dell’anno.

“Fintanela di Fasor” veniva segnalata e registrata col termine “Vas” ovvero invaso, punto di raccolta d’acqua costante. Essa rappresenta oggi una testimonianza storica e identitaria, peculiare della “Terra di Brenzone”, un valore per gli abitanti del luogo e per tutti gli ospiti che visitano questo sito.

Punto d’acqua Posei di Biaza

“Posei di Biaza” costituisce una espressione del dialetto locale ”Piccoli pozzi” per evidenziare “un punto d’acqua”, un tempo indispensabile per gli abitanti del piccolo borgo. Si presentano come piccole vasche d’acqua ricavate naturalmente in strati rocciosi di formazioni calcaree accompagnati da manufatti rettangolari, più o meno capienti, per la raccolta e l’accumulo dei rivoli d’acqua. La provenienza delle acque è frutto di piccole sorgenti alimentate in modo occasionale dalle precipitazioni atmosferiche che ne aumentano la portata nel corso dell’anno. 

Fino agli anni ’60 del secolo scorso e, in modo ancor più incisivo nei secoli precedenti, i “Posei di Biaza” erano parte integrante dei ritmi naturali e quotidiani di questo territorio: le donne vi attingevano l’acqua per uso domestico; in una apposita “vasca lavatoio” venivano immersi e lavati i panni; in un’altra vasca, infine, al mattino e verso sera, mandriani e contadini conducevano gli animali da soma e le loro piccole mandrie ad abbeverarsi. Durante il Medioevo i monaci, attenti custodi e amministratori di questa terra poco generosa, elencavano periodicamente i “punti d’acqua” che avevano valenza per la quantità d’acqua presente lungo l’arco dell’anno.

I “Posei di Biaza” venivano segnalati e registrati col termine “Vas” ovvero invaso, punto di raccolta d’acqua costante.
Essi rappresentano oggi una testimonianza storica e identitaria, peculiare della “Terra di Brenzone”, un valore per gli abitanti del luogo e per tutti gli ospiti che visitano questo sito.

 

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